Visualizzazione post con etichetta LIFESTYLE. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta LIFESTYLE. Mostra tutti i post

Thursday, 12 August 2010: Laundry

Mattina dedicata alla lavanderia automatica self-service vicino casa. Portiamo a lavare e asciugare tutta la nostra biancheria sporca. Nessuno ha la lavatrice in casa qui: nel basement, il seminterrato del palazzo in cui siamo ospiti c'è una lavatrice e un'asciugatrice comune a tutti gli appartamenti. Ma a noi i panni sporchi piace lavarli in pubblico, così andiamo alla Laundromat sulla Broadway. Lasciamo i nostri vestiti nell'oblò, compriamo una mini confezione di detergente Tide e una di ammorbidente, la mettiamo in azione e andiamo al bar Jou Jou Cafe sulla W168th. Dopo trenta minuti passiamo 'la robba' nell'asciugatrice e andiamo in giro per il quartiere. Dopo altri trenta minuti le nostre t-shirt, camicie, pantaloni, gonne, calzini e mutande sono puliti, asciutti, caldi, stirati, piegati e profumati.

Nails

Da quando siamo arrivati io mi sono ustionata al sole sotto l'ombrellone, mi si sono gonfiate le gambe e indurite come due pezzi di legno con un bell'eritema solare che va dalla cosce ai piedi, le mie caviglie sono due palle da tennis e i piedi dolgono e sanguinano per delle scarpe che sono comode ciabatte per casa, ma non altrettanto per camminare velocemente su e giù per la Metro, in lungo e in largo per le strade di Manhattan, in una metropoli con più di tredici milioni di abitanti e con distanze chilometriche, sia underground che in superficie.
Da quando siamo arrivati, quando siamo seduti in viaggio in metropolitana, io guardo le mie gambe e i miei piedi e poi abbasso ancora lo sguardo per vedere quello che c'è ai piedi di tuttE. La maggior parte delle donne indossa le Flip-flops modello "Havaianas", le infradito in gomma in tutti i colori, ma la cosa che più mi attira sono le loro unghie. Sì tutte hanno una pedicure perfetta con unghie bellissime, coloratissime, lunghe, corte, squadrate, rotonde, laccate, disegnate... Io provo invidia perché i loro piedi brillano e tutte le forme sembrano armoniose, feminili, sexy...
Sulla strada del ritorno, nel nostro quartiere, sulla 4053 Broadway c'è Royal Nails, entro e chiedo se posso fare manicure e pedicure. Mi fanno scegliere lo smalto, io guardo la gamma fluorescente, poi ne prendo in mano alcuni dalle tinte più scure, ma la ragazza mi dice che fra tutti il ciclamino è very nice. Ovviamente scelgo quello. Mi accomodo sulla poltrona con pediluvio incorporato e al posto di guardare i miei piedi guardo le mie vicine. Le domande sono semplici, ma le varianti - anche se non così tante come il caffè - sono diverse: square, round, oval, short square, natural... Io rispondo che non so, così la ragazza, latina che parla solo spagnolo, annuisce e procede. Desideravo come non mai la cura e la bellezza dei miei piedi, senza troppa invidia per le mani... C'è un sacco di lavoro da fare e la ragazza - di cui non conosco il nome - non alza la testa dai miei piedi, lo fa con cura. Lo stesso per le mani.
Ricky mi aspetta su una sedia, si gode il viavai del 'salone per le unghie', tentato dalla voglia di farlo anche lui, ma è bloccato dalla sua virilità, anche senza lo smalto...

Sunday, 8 August 2010: Harlem

Ci vestiamo a festa (no bermuda, no ciabatte) per andare a messa ad Harlem. Inizia alle 11 alla Africa Methodist Episcopal Zion Church. Ci fanno accomodare al piano di sopra - come una tribuna di un teatro - e ci raccomandano di non muoverci più da lì. I residenti sono vestiti elegantemente in bianco, gli altri sono evidentemente tutti turisti. Dopo la comunione tutti in piedi per i saluti e a tempo con le mani si canta "Oh Happy Day!"...
Come da programma dopo la messa si va a mangiare soul food da Amy Ruth's. Dopo un'attesa in coda per un tavolo durata circa un'ora e mezza sotto il sole, sperando ne valesse davvero la pena, ho ordinato il piatto The President Barack Obama, pollo BBQ (o a scelta anche fritto, etc.), servito con due side orders (contorni) a scelta e il pane di mais, che in realtà è una torta dolce buonissima.

Carne Ben Cotta

Al ritorno dalla spiaggia in casa il BBQ (barbecue or barbeque) era acceso sul deck e faceva il suo lavoro. Quattro giovani mangiavano carni marinate e cotte al BBQ. Si presentano come "una pazza combriccola dominicana",  i cugini e lo zio di Angie, che ci tiene però ad essere considerato come un cugino.
Mangiamo ancora carne e ribs e scopriamo di essere rossi, molto rossi! L'aria ventilata e piacevole della spiaggia è stata ingannevole.
Lo zio L. ci accompagna alla stazione con la macchina sportiva, durante il percorso ascoltiamo l'autoradio, mi chiede di porgergli la mano, la prende e cantiamo insieme "We Are Family" seguendo le note in diffusione. Facciamo i biglietti, ci saluta e saliamo al binario. Lui fa il giro della piazza con la macchina sportiva, si ferma in lontananza, abbassa il finestrino e ci chiede: "Avete preso le chiavi? Avete preso il telefono? Avete le chiavi di casa? Non avete dimenticato nulla? Bene... allora buon viaggio! Ciao!"

Saturday, 7 August 2010: Fire Island

Dopo aver scoperto di avere dormito su un materasso da tremila dollari ci sentiamo proprio riposati. Indossiamo il costume per una passeggiata al mare. Saliamo sulla macchina sportiva e andiamo verso la spiaggia a Fire Island National Seashore.
Posteggiamo in un parcheggio immenso con soli $9 e ci dirigiamo alla spiaggia con le dune, una riserva naturale sull'oceano. Tutti i bagnanti sono con ombrelloni, sdraio, cooler (box frigoriferi con le rotelle), patatine, paletta, secchiello e bandiera americana.
Dopo aver preso confidenza con l'acqua ci siamo stesi all'ombra dell'ombrellone e da lì abbiamo goduto del piacere dell'aria ventilata e dell'energia delle onde dell'oceano. Abbiamo incontrato gli amici della sera prima, dopo poco ci hanno offerto una ciabatta di pane divisa in quattro con ingredienti magici (provolone, salame, prosciutto, cipolla, pomodoro) e delle *bevande* fresche.
La polizia controllava la spiaggia. Era assolutamente vietato bere alcolici sulla spiaggia.

Friday, 6 August 2010: Long Island

Sveglia - si fa per dire visto che non sappiamo più che ora è e dove siamo - si parte per Long Island...
Angie dice che è da vero New Yorker andare al mare a Long Island nel week-end.
Noi non siamo ancora coscienti di essere a New York.
Partiamo con la macchina sportiva, facciamo la spesa per la cena con famiglia e amici, arriviamo nella casa del mare, con prato e deck sul retro.
Ancora 'fusi' ci prepariamo alla cena, Paolo cucina meraviglie: gamberetti in salsa da cocktail, gnocchi fritti con prosciutto crudo e mozzarella, crostini con fonduta, il tutto per l'aperitivo sul deck accompagnato dalle deliziose crumb cake di Dania, prosecco e sangria. Gli amici invitati sono simpatici, man mano che arrivano ci presentano e ognuno di loro sfodera la sua origine: Messina, Palermo, Siracusa, Nicosia... La cena continua fra i ricordi delle nonne che parlavano dialetto siciliano, cucinavano 'la pasta alla norma' e 'con le sarde', un occhio allo sport agli Yankees in TV, mentre mangiamo strozzapreti al pesto fresco e barbecue ribs, costolette cotte al barbecue sul deck, il Weber, il migliore in commercio.